FUORI CAMPO – l’allestimento cinematografico

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FUORI CAMPO – l’allestimento cinematografico

Il mistero dell’allestimento di un film è ormai svelato; il cinematografo ha interessato tutti e appassionato moltissimi, non c’è quasi più nessuno oggi che creda che il film sia girato tutto di seguito, e nello stesso ordine nel quale venga proiettato; e molti ho sentito, che si ponevano certe questioni di tecnica fotografica (volgarmente trucchi) che riguardano esclusivamente l’operatore di presa, e che spesso, perchè frutto della sua genialità e dei suoi studii, sono suoi segreti. Quanti, poi, ho sentito, che avrebbero tanto desiderato assistere all’allestimento di un lavoro cinematografico, per una sana curiosità, e anche per la curiosità un pò fatua di assicurarsi se le lacrime della protagonista sono vere o di gelatina, e se le battute di dialogo che leggono sullo schermo son proprio le parole che gli attori si dicono, quelle e non altre.

Penetrare in un teatro di posa, e assistere alle riprese di una scena mentre si gira,  non è cosa facile; e poichè abbiamo ricevuto alcune fotografie prese durante la lavorazione di un gran film Metropolis,  ci piace riprodurle qui, certi di far cosa grata a i nostri lettori più curiosi, a qualunque genere la loro curiosità appartenga.

Sono grandi scene, naturalmente, di uno di quei film che costano milioni per le costruzioni fatte, per le masse impiegate, per il tempo, spesso molti mesi, che richiedono. Si può facilmente distinguere in esse la parte della scena nella quale l’azione si svolge (il cosidetto campo cinenatografico) e la parte che resta fuori dal campo visivo dell’obbiettivo (fuori campo). Spesso per la necessità di alternare i diversi piani e i diversi punti di vista, sia della scena, sia della figura degli interpreti, una sola macchina da presa non basta, ma ne occorrono due o tre, anche per il fatto che di un gran film , che si spera possa andare per tutto il mondo, e arricchire la Casa produttrice, non si gira un unico negativo. E accanto alla macchina da presa si possono distinguere, nelle fotografie che pubblichiamo, il Direttore Artistico, spesso armato di megafono per far sentire lontano i suoi ordini, il regisseur, il segretario, e una piccola folla di persone direttamente interessate allo svolgimento dell’azione. Tra i maggiormente interessati sono gli elettricisti, che debbono provvedere alla distribuzione generale della luce. Oggi comincia a prevalere la tendenza di creare l’ambiente psicologico di un lavoro per mezzo della luce, e di illuminare più o meno fortemente quel punto della scena o quel personaggio o quella parte del personaggio su i quali si vuol far convergere l’attenzione dello spettatore, quasi concentrarla lasciando tutto il resto in una sapiente e suggestiva penombra: tutto lavoro che richiede elettricisti specializzati e di genio. E poi ci sono elettricisti addetti alla creazione e alla manovra di apparecchi meccanici che debbono imprimere movimenti speciali alle scene, e talvolta anche alle masse e alla stessa macchina da presa, come è riuscito a fare ultimamente Abel Gance col suo Napoleone. Tutto un mondo di creatori e di lavoratori, dall’autoredel soggetto all’ultima comparsa e all’ultimo operaio, che, ciascuno secondo le proprie forze, concorre alla realizzazione cinematografica, alla riproduzione della vita sul lenzuolo bianco, alla costruzione di quelle potentissime illusioni davanti alle quali piangiamo o sorridiamo o ci esaltiamo, e che possono potentemente influire sul nostro animo e sulla nostra mente.

EFFEMME

Fonte Cinemalia 15 gennaio 1928

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