Il Processo di Verona

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Il Processo di Verona

Film di Carlo Lizzani con Giorgio De Lullo, Vivi Gioi, Silvana Mangano, Salvo Randone, Frank Wolff 1963 B/N 144′ ITALIA

Lungometraggio di Carlo Lizzani (Roma 03-04-1922 – Roma 05-10-2013), di cui ricorre il cinquantenario e recentemente proiettato al Festival Internazionale del Film di Roma 2013.

Racconta gli ultimi mesi del fascismo dalla notte del Gran Consiglio (24 luglio 1943) alla fondazione della Repubblica di Salò, dal processo alla fucilazione di Galeazzo Ciano e soci.

Lizzani fu partigiano (fece parte della resistenza romana), critico, saggista, sceneggiatore, regista e direttore di festival. Il suo esordio alla regia avvenne nel 1950 con il documentario Nel Mezzogiorno qualcosa è cambiato ed il passaggio ai lungometraggi l’anno successivo con Achtung! Banditi!. Fu, dal 1979 al 1982, direttore della Mostra del cinema di Venezia, rilanciando la stessa con numerose innovazioni in collaborazione con Enzo Ungari. Tra le più importanti il ritorno del Leone d’oro (1980), la creazione di nuove sezioni Officina e Mezzogiorno-Mezzanotte (sezione che ospitava film spettacolari come E.T. di Steven Spielberg e Heaven’s Gate (I cancelli del cielo – Michael Cimino) e dibattiti, chiamando molti attori di prestigio, sul tema “Gli anni Ottanta del cinema” sul cinema e sulle nuove tecnologie. Contribuisce inoltre al ricambio generazionale del cinema italiano proponendo registi come Nanni Moretti, Gianni Amelio, Marco Tullio Giordana.

Tutto il film è raccontato dal punto di vista di Edda Ciano (Silvana Mangano), dalla sua battaglia per salvare il marito, mettendosi contro anche il padre in una drammatica guerra famigliare. Lizzani è molto bravo a far sentire l’onnipresenza della figura di Mussolini anche se si vede solo una volta. Nel film hanno una parte fondamentale i diari di Ciano (che scrisse quando era Ministro degli Esteri) unico mezzo per potersi (forse) salvare la vita, contesi tra nazisti, fascisti e alleati.

Il film tocca molti temi tra cui la vendetta a tutti i costi, a cui si arriverà tramite un processo “farsa” un processo politico, voluto dai fascisti ma organizzato dai nazisti, in cui la colpevolezza dei “traditori” era stata già decisa.

Non sono stati usati cinegiornali d’epoca. Il film è stato tutto girato compresa l’incredibile scena finale identica alla vera fucilazione.

Il regista, attraverso questa storia,ci pone la questione morale sui personaggi trattati che risultano sin troppo umani, con le loro paure e fragilità, uomini che hanno fatto, con le loro azioni e la loro politica, il male dell’Italia.

Silvana Mangano e Salvo Randone in forma straordinaria. Per la sua interpretazione della protagonista, Silvana Mangano ha vinto i due principali riconoscimenti cinematografici italiani, il David di Donatello e il Nastro d’argento.

Andrea Maraldi

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