La grande battaglia cinematografica (America – Europa)

“1. Uno sguardo al passato e al presente

E’ inevitabile che le avvisaglie guerresche, alle quali abbiamo assistito in questi ultimi tempi, sbocchino presto o tardi in una grande battaglia, la più grande, forse, che sia mai stata combattuta nel campo industriale e commerciale, e non tra nazione e nazione, ma tra gruppi di nazioni, addirittura tra un continente e l’altro.

L’industria cinematografica, nata nella vecchia Europa, incompresa e derisa in patria, presto trasmigrò in America, tra gente che ne intuì l’alto valore commerciale e propagandistico. Vi fu accolta con tutti gli onori; vi fu trattata con tutto il rispetto dovuto a un’industria giovane che ha tutto da aspettarsi dall’avvenire; vi fu circondata da quella organizzazione che l’America sa creare intorno alle proprie attività commerciali; fu alimentata da quel capitale che l’Europa le aveva rifiutato. E dall’America, riaperte le frontiere al pacifico scambio dopo la grande guerra, ritornò in Europa, con centinaia di films, e, quel che più importa e che maggiormente sbalordì, con una serietà di intenzioni, e con un progresso tecnico che nessuno, forse, aveva saputo prevedere, e che nessuno da una nazione giovane si aspettava. Il mondo fu invaso dalla produzione cinematografica americana; L’Italia, la Germania, la Francia – che erano state fin da allora le più forti produttrici e le più larghe esportatrici – si videro chiusi i mercati, nonchè del Nord-America, di tutti gli altri Paesi; e il colpo fu terribile per la bilancia commerciale cinematografica, e servì a disgregare quel poco di organizzazione  che l’industria europea aveva più o meno, bene o male, creata.

Sbalordimento degli industriali, sbandamento dell’industria, fallimento di moltissime Case editrici, asservimento delle sale europee alla produzione amricana. E l’America inorgoglì del successo, moltiplicando i proprii Studios e le proprie Case, chiamò a suon di dollari i migliori elementi artistici europei, rinforzò la propria organizzazione commerciale in tutto il mondo, si stabilì da padrona in tutti i centri più importanti, s’impose con tutti i mezzi, e soffocò più o meno completamente la produzione europea.

Non poteva, però, e non doveva durare : doveva suonar presto l’ora della riscossa da parte della vecchia Europa; e, giova dirlo, non solamente da parte degli industriali, che si vedevano sfuggire un mezzo di lavoro e di guadagno, ma, e più specialmente, da parte dei Governi, i quali, se pur dovevano tener d’occhio il fattore economico, dovevano, forse più a ragione, preoccuparsi del fattore morale e politico, del quale il cinematografico è indubbiamente il maggior esponente. E alla buona volontà di qualche industriale, agli sforzi di gruppi di industriali che ricorsero alle combinazioni e alle fusioni per tenere testa all’invasore, vennero in aiuto i Governi col loro interessamento morale, con previdenze speciali, qua il contingentamento sulle programmazioni, là il contingentamento nell’importazione, altrove con migliaia o con milioni dello Stato messi a disposizione dell’industria nazionale, o con l’intervento diretto e con l’assunzione della industria cinematografica a industria di Stato.

Il movimento oggi si è allargato, si può dire, a tutta l’Europa, anche a quei Paesi, come Spagna, Russia, Polonia, Cecoslovacchia, Romania, che produzione cinematografica propria non avevano mai avuta, o in scarsissima misura. Ma c’è qualche cosa di molto più importante che non sia la ripresa della produzione nelle singole nazioni europee, o il sorgere di quest’industria dove non ha mai esistito; c’è una corrente favorevole a una intesa non soltanto tra industriale e industriale, ma anche tra nazione e nazione. Bisogna riconoscere che il merito di aver inteso per prima la necessità di questa fusione  di forze spetta alla Germania. Impegnata a fondo nella grande guerra, la Germania non aveva trascurata l’industria cinematografica della quale aveva sentita l’importanza economica e politica; e ci si era dedicata, pur in mezzo alle difficoltà a alle ristrettezze nelle quali la guerra la metteva. Cessate le ostilità, si trovò ad esser danneggiata dall’espansione americana, sì, e forse in maggior misura dell’Italia e della Francia, con le quali aveva diviso il mercato estero, ma si trovò anche con una organizzazione industriale interna che all’Italia e alla Francia era venuta quasi a mancare completamente.

Colpita duramente corse ai ripari ; e mentre da una parte si proteggeva col contingentamento sull’importazione di film impressionati, dall’altra si rafforzava nella produzione, e si sforzava di lottare per la riconquista dei mercati.

La lotta era aspra e impari ; e la Germania cercò l’appoggio di altre nazioni, primo fra tutti quello della Francia.

Sorse, così, l’idea del fronte europeo contro l’invasione americana, invasione non soltanto dei mercati mondiali, e quindi invasione economica, ma invasione anche morale, per la propaganda del film all’idea americana.

Il fronte unico europeo non è ancora un fatto compiuto ; ma non può tardare a esserlo. Favoriti dallo stesso gusto del pubblico, stimolati dal fattore economico, che fino a questo momento è stato oppresso dai produttori americani ; animati anche da uno spirito patriottico e da un bisogno di rivincita, gli industriali europei cominciano a contarsi tra loro, a guardarsi in faccia, a stendersi reciprocamente. E la Germania si è già unita con la Francia ; Germania e Italia qualche accordo, sporadico, hanno già concluso tra loro ; Inghilterra e Germania hanno fatto in questi giorni un’intesa di grandissima importanza ; Russi e Tedeschi vanno d’accordo. Abbiamo notizia del contraccolopo di questi accordi europei in America : la fusione e il progetto di fusione, di importanti gruppi americani. L’America è decisa a non abbandonare le posiziioni conquistate, e si arma per la battaglia ; e l’Europa è decisa a non sopportare più a lungo il giogo straniero. Avvenimenti di capitale importanza stanno maturando in questi giorni, e, nel momento in cui scriviamo, forse qualcuno di essi è già maturato ; e non è difficile prevedere che il nuovo anno apporterà un mutamento radicale e darà un nuovo assestamento all’industria cinematografica e al controllo delle sale europee, e anche quelle delle altre parti del mondo. Dopo tutto, che cosa chiede l’Europa ? Che l’America le apra un po’ delle sue sale, e che tra i due continenti sia stabilita quella parità di trattamento che l’America finora ha sempre rifiutato. Ciò dev’essere, perchè è giusto che sia.

Quale è la posizione dell’Italia, e quale attaggiamento dovrebbe prendere ; che cosa dovrebbe chiedere a sè stessa ; ed al Governo Nazionale ?

Risponderemo a queste domande nel prossimo numero. E intanto, abbiamo voluto dare un rapido sgyardo al passato e al presente, perchè dalla nozione di quello che è stato e di quello che è sia agevolata la comprensione di quello che resta da fare.

Cin”

Cinemalia “Rassegna d’arte cinematografica” 1 gennaio 1928

Questo scrivevano nel 1928 anche se adesso la situazione non è molto cambiata DSCF2039:

http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-06-14/cinema-italian-style-204719.shtml?uuid=Ab8tK74H

 

 

 

 

 

Andrea Maraldi

I commenti sono chiusi.